Nella giornata di ieri di cento anni fa nasceva a Belluno lo scrittore, o meglio l'artista, Dino Buzzati. In questa occasione voglio ricordare "Il deserto dei tartari", il capolavoro dell'autore bellunese. Fu il primo libro che io lessi di Buzzati, ai tempi dell'università, e ricordo come fui colpito dalla universalità della solitudine esistenziale drammaticamente posta in essere dal personaggio di Giovanni Drogo. Oggi più che mai tutti in attesa di essere notati chissà se appostati da una torre difendiamo la nostra fortezza con la speranza di un'invasione...
Non mi riferisco qui al film, ma alla più tragica situazione della nostra classe politica. Che in parlamento non ci siano persone degne è più che risaputo, ma che addirittura questi signori si permettano di far censurare servizi giornalistici di una certa gravità, mi pare ben oltre il limite della democrazia.
Il programma "Le Iene" non ha potuto trasmettere il servizio inerente alla "stupefacente" situazione dei nostri rappresentanti. Una bella censura è stata loro imposta dal garante per la privacy. Ma quale privacy? I parlamentari sono personaggi pubblici! Altro che privacy!
Vorrei sapere da quando si possono censurare dei giornalisti soprattutto quando scoprono che molti dei nostri deputati fanno uso di droghe. Ma che siamo sotto regime?!
Qui già con l'indulto si graziano i delinquenti, fra poco metteranno in carcere giornalisti e poliziotti...
Non solo i politici non possono essere intercettati, non possono essere condannati, raccomandano amici e parenti, decidono le nomine di tutti i luoghi di potere, ma si permettono anche di censurare trasmissioni e giornalisti, di liberare delinquenti (e magari qualche spacciatore uscito di carcere con l'indulto ha già portato in dono un po' di cocaina a qualche parlamentare...) e di parlarci ipocritamente di giustizia.
Che vergogna! Questi superprivilegiati, questi baronetti della politica non fanno altro che cercare di nascondere le proprie malefatte. Nascondere e celare. Altro che privacy! Altro che ingiuste intercettazioni!
Ricordiamocene quando andremo nuovamente a votare. Di certo io me ne ricorderò.
Una strana notte romana, col vento che ulula sulle imposte ed una luna che si lascia coprire dalle nuvole. I pensieri del giorno si fanno ricordi conservati con cura. Il viso del mio nipotino, i suoi sorrisi gioiosi, il suo apprendere e la sua curiosità. Un bimbo che cammina a gattoni, ma sa già stupirti reggendosi retto da solo e compiendo qualche incerto passo. Adesso il mio nipotino dorme, e sogna, mentre lo zio Luca lo pensa e si distrae un istante soltanto per guardare Roma, da una terrazza persa tra i palazzi, appena in tempo per sfuggire ad una folata di vento.