Stavo pensando
con il passo nel consueto marciapiede
poi ecco, sbatto, contro le illusioni
come la farfalla notturna
contro il neon
attratta dalla luce fumosa e vana
ma priva di calore.
Erano i negozi, i locali
così accerchianti
che dovevo andare via.
Iniziai a viaggiare
a fatica portando con me
il mio nome,
perdendo l’aspetto,
tralasciando le vane apparenze del mondo.
Abbandonai la città
attraversai sentieri di paura
nella notte solitaria
e sentii il latrare dei cani
diventare l’ululare dei lupi.
Solo la stanchezza fermò il mio passo
quando la paura era dimenticata.
Passarono gli inverni freddi,
tornai all’origine del viaggio
i miei occhi rividero la città.
Mi guardarono con occhi sprezzanti
certe donne,
tanto belle quanto finte,
sorridevano della mia barba incolta.
Una mi disse: ti è morto il barbiere?
“Ho viaggiato tanto
dentro di me,
non ho avuto il tempo
di farmi la barba.”
E andai via
per sempre.
da Logica Sentimentale
RITAGLIAMENTI. Si continua a parlare di tagli. Tagli alla scuola, alla sanità, alla polizia. Cosa significhino in realtà questi tagli è ben chiaro, così come è evidente il senso politico di federalismo… Spartizioni, frammentazioni, lavori part-time, la vita fatta a pezzi di famiglie e di un popolo. Ci stanno facendo a pezzi col pretesto di farci risparmiare, di non farci pagare le tasse… E non parlo solo dei politici ora seduti sui velluti del potere (che sono poi sempre gli stessi), ma anche degli altri (sempre gli stessi) perché non c’è differenza sostanziale tra carcerieri e malfattori. Adesso si stanno spartendo l’Italia. Stanno cercando di convincerci che l’Italia non è fatta di italiani, ma di tre nuove razze: padani, romani e terroni. Ieri su Rai2 mi è capitato persino di vedere una trasmissione in cui si parlava di dieta padana oltre che di dieta mediterranea… Non c’è più l’Italia. Restano vuoti simboli dietro cui si celano avvoltoi pronti a divorare carcasse d’unità. Non c’è più etica, valori, coscienza. Nessuno si oppone, ognuno per sé, il disastro per tutti.
Mi sento di dover riportare su questo blog uno di quegli interventi che spesso, seppur pubblicati, sono messi in ombra, quasi dessero fastidio. L'articolo a cui mi riferisco è di Pasquale Almirante ed è stato pubblicato su LA SICILIA dello scorso 31 agosto:
INSEGNANTI IN CROCE
Tante volte succede che la causa del terremoto sia il sismografo; allo stesso modo responsabili di fagocitare il 97% delle risorse del ministero dalla istruzione e della asineria diffusa dei ragazzi, compreso l’escalation del bullismo, siano i docenti. E se è così basta tagliare il personale per far quadrare i conti come rompere il sismografo per evitare il terremoto. In America, con più pertinente rigore, invece del voto di condotta si preferisce la pistola e al primo alunno che sbaglia una pistolettata. La scuola va male? Ecco la soluzione: aumento di alunni per classe, accorpamento di più istituti, allargamento delle specializzazioni dei docenti, taglio di insegnamenti. Inoltre appare secondario, di fronte all’auspicato ritorno perfino del calamaio e del pennino, il 25% di abbandoni e dispersioni registrato da Bankitalia a fronte dell’impegno preso a Lisbona di ridurli al 10% entro il 2012. Accade allora che la nostra ministra, invece di lottare per ottenere più risorse, se la prende coi docenti: costosi, impreparati, negligenti e soprattutto meridionali. Afferma un noto studioso: "Il divario fra Nord e Sud dipende per il 30% dall’ambiente familiare, per il 20% dalle strutture scolastiche e per il 50% dal contesto ambientale. Se tutti gli studenti partissero in situazione di parità gli studenti del Sud risulterebbero più preparati di quelli del Nord". Ma anche don Milani aveva capito che "non c’è errore più grande di fare cose uguali per persone diseguali" e la bocciatura per la condotta può condurre ad esiti peggiori, perché da qualche parte il ragazzo "diverso", per condizione sociale e culturale, deve stare: o a scuola o per strada. Ci saremmo aspettai allora non solo più fondi per tenere sempre aperte le scuole come filtro al malaffare e luogo di incontro, sul modello dell’oratorio di don Bosco, ma anche un incremento notevole di ispettori per capire "come si insegna" e dove sono gli svarioni pericolosi. Tuttavia per ottenere questo ci vogliono denari che invece vengono tolti per non fare della scuola uno stipendificio ma facendo scordare i diplomifici che si preparano già alla riscossa. E ci vorrebbero pure soldi per aggiornare il ritrovato maestro unico (che fa risparmiare ma che rischia pure di abbassare la qualità) e i professori dell’educazione civica.