“ASCOLTA
Ascolta la voce della mia mano è la prima silloge poetica del giovane Danilo Caccamese. È una raccolta di versi che denota oltre agli ovvi difetti dell’acerbità anche dei pregi davvero interessanti e un approccio alla scrittura poetica serio e strutturato. La raccolta viene infatti suddivisa dallo stesso autore in quattro parti specifiche che come dice lo stesso Caccamese trattano rispettivamente dei suoi “scritti più neri”, del suo “infelice amore non corrisposto”, nonché di una terza parte “che si contrappone alla parte prima – rivedendo il mio punto di vista alla vita in chiave ora ottimistica”. L’ultima parte del libro esprime in versi “riflessioni filosofiche” accompagnando tali componimenti a “qualche gentile idillio”.
L’estrema volontà di chiarezza, le frequenti dichiarazioni di poetica (“La poesia è espressione dell’animo umano, ma l’animo umano nessuno sa cosa sia”, p.86), il volersi autopresentare dell’autore, nonché l’esprimere strutture e modelli è segno tangibile di una ricerca della comunicazione che è un elemento essenziale della poesia più pura. I risultati poetici di Caccamese non sono notevoli, ma il libro dimostra la volontà di sperimentare e di mettersi alla prova, e, cosa ancora più importante, il tentativo di dialogare con i grandi modelli poetici del passato, il che oggi non è poco:
“Si noterà sicuramente il vago richiamo all’opera dantesca, che io mi sono riproposto di dare, nelle vesti di un novello Virgilio, per accompagnare la mia crescita in questa delicata materia che è la vita.”
Si noterà senz’altro l’utilizzo frequente di termini arcaici (solo per fare qualche esempio: cagione p.34, opra p.36, speme p. 47, ogne p.48, beltà p. 68, etc.) e delle parole tronche (star e cuor p.82, odor p.83, etc.), nonché il riferimento al mito greco (Atlante p.12, Icaro p.20, Pandora p.74, etc.) e l’uso frequente della rima e dell’anafora. Si evidenziano subito in apertura del libro versi che paiono profondamente leopardiani:
Talmente è triste la vita umana,
che perfino i neonati,
non appena vengono al mondo,
piangono di dolore
per ciò che li attende.
Da Fantasmi
Tra i diversi componimenti poetici non manca il riferimento alla propria terra e alla propria città:
Accarezzata da raggi febei,
sta Catania la dolcissima,
da tutti amata, nobili e plebei.
Cara mia città felicissima,
da una parte levigata dal mare,
dall’altra l’Etna altissima.
Da A Catania
Infine ritengo opportuno concludere questo mio intervento citando la poesia, intitolata La carezza, dal cui primo verso è tratto il titolo della silloge di Caccamese:
Ascolta la voce della mia mano.
Forse carezza più delicata
non la sentirai mai…
Come se languido assenzio
avessi ingollato,
ora il tuo cuore batte mia cara.
Tremi di paura
o è amor quel che senti in te?
Si avvicina Natale...
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