Ormai è trascorso un mese e mezzo da quando ho lasciato la Sicilia. Ancora oggi sono alle prese con mobili e cibarie, ma il lavoro procede bene. Non riesco però ad avere del tempo libero, trovo questo momento giusto per lasciare un messaggio di presenza e di ascolto. A parte questo non posso dire molto di Roma, poichè ben poco ho visto e pochissime persone ho sentito e incontrato. Nel frattempo però sono accaduti in Italia e nel mondo fatti diversi, molti di cui spiacevoli. Tra questi il dramma purtroppo annunciato di Giampilieri, proprio nel messinese che tante volte ho avuto modo di criticare come provincia allo sbando. Un pensiero agli sfollati e a coloro che sono stati vittima di questa tragedia.
Ritorno a scrivere dopo una lunga assenza dovuta a impegni prelavorativi e alla rara navigazione degli ultimi mesi. Tante volte avrei voluto scrivere, ma non l’ho fatto, e questo perché anche il silenzio esprime parole che non si riescono o non si vogliono dire. Avrei voluto ricordare un caro amico che un male mi ha portato via, avrei voluto dire qualcosa dei miei impegni, avrei voluto salutare tanti cari colleghi degli ultimi mesi… ma ho taciuto. A volte tace la parola e non le si può chiedere l’anima.
Adesso sono qui, nuovamente, torno a scrivere per smuovere un po’ la polvere dalla tastiera del pc, e anche per alimentare quel bianco su nero che spesso rivela o aiuta a rivelare l’animo umano.
Un saluto a tutti e un abbraccio a coloro che mi hanno aspettato.
Considerando che mio padre ha raggiunto i 60 anni e che mio nonno materno ne farà 90 la prossima primavera mi viene quasi da sorridere dei miei quasi 30 anni. Sono anni portati con ingenuità perchè tra la fanciullezza di Peter Pan e la serietà di un uomo a tratti un po' anziano mi sento sempre poco aderente alla mia data anagrafica. Non mi piace il termine bamboccione, eppure ci penso al tempo...i miei parenti mi vorrebbero vedere sistemato, io dico loro che ne sarei ben lieto, trattasi soltanto di piccoli dettagli: lavoro, una compagna... E ci vuole pazienza con Luca Frudà. Una mia amica (Pina) dice che siamo entrati nel Frudalesimo, e io le sorrido quando lo dice perchè mi viene in mente la mia poesia cortese...mi perdo così in un Medioevo idealizzato e, quando ritorno in me, sento di essere un po' datato. Sarà che gli ideali di oggi non sembrano i miei, sarà che sono ancora troppo ingenuo e tuttavia non riesco ad essere un conquistatore, semmai soltanto una scritta sotto un monumento.
Ultimamente mi trovo nella strana situazione di colui che protegge un'oasi di benessere da assalti negativi: come sempre cerco di sostenere le persone a cui voglio bene e di essere utile a chi mi incontra. Resta però il fatto del male, e del suo negativo pesare, persino quando cerchi di fare quello che tu pensi sia del bene. A volte mi verrebbe voglia di chiudere quest'oasi e di portare via con me ciò che mi serve per sopravvivere; eppure è difficile lasciare vincere la tristezza, quando si vorrebbe soltanto dare speranza.
I periodi di tempo, soprattutto quando sono recenti, invitano a fare delle considerazioni esistenziali che tengono poco conto dell'intero cammino che ognuno di noi compie. Ci aspettiamo sempre qualcosa di migliore di quel periodo che abbiamo già vissuto. In realtà ci manca la felicità, e come non cercarla? Del resto quei brevi momenti di vera gioia che noi proviamo lungo la vita sono talmente rari da sembrare unici ed irripetibili. Il bello della felicità è che sorprende ogni volta. Bisogna però saperla riconoscere.
Una mia amica mi ha augurato tanta serenità per il nuovo anno perchè mi ha detto che la tranquillità interiore è più contenibile della felicità. Ed io credo che abbia ragione. Per cui, nonostante tutti i problemi della quotidianità, auguro a tutti di trovare nei prossimi giorni nuovi lunghi momenti di serenità.
Mi trovo a riflettere su tanti aspetti della società che ci circonda...i contrasti si fanno profondi, stordiscono, il desiderio affascinante della bellezza, l'inganno e l'incertezza dell'imperfezione, la quotidianità e il tempo che spingiamo con ogni gesto del giorno attendendo il riposo della notte...le strade che attraversiamo, il pensare a noi stesso, poi le altre persone, di cui finalmente ci accorgiamo...ma su tutto penso alla più grande poesia, quella dei rapporti umani, del sorriso complice, della gentilezza, del dare qualcosa di sè. E quest'ultimo pensiero mi pare il più bello, il più umano.
"Debbe uno uomo prudente entrare sempre per vie battute da uomini grandi, e quelli che sono stati eccellentissimi imitare, acciò che, se la sua virtù non vi arriva, almeno ne renda qualche odore"
(dal capitolo VI de Il Principe di Niccolò Machiavelli)
Di fronte alla carenza di buoni esempi, è bene guardare alla saggezza del passato. Oggi più che mai, oggi che siamo bombardati dal presente e spinti dallo smarrimento nel dimenticatoio di noi stessi.
Se torno a parlare delle apparenze è perchè oggi più che mai si fa di tutto pur di farsi notare. E pensare che è tutta una beffa della solitudine questa storia del farsi vedere, per sentire di essere sentiti. E quello stesso specchio, presso cui molti si fermano al mattino per parecchi minuti, altro non rappresenta se non il bisogno di una corrispondenza che tuttavia dovrebbe essere sentimentale e affettiva piuttosto che affidata all'estetica. Che poi, questa scatola chiamata televisione, si potrebbe pure considerare meno importante della vita reale e dimostrare così di non esserne sudditi. In fondo tutta questa finzione continua a privarci di noi stessi, della nostra anima, continuamente lavata, centrifugata, nascosta sotto coltri di corpi scolpiti ma freddi. Di modelli ce ne sono troppi, quelle che mancano sono anime. Si potrebbe dire ancora qualcosa, persino sui reality visti da gente che non conosce più quale sia la vera realtà, ma mi fermo qui con solo qualche domanda: quando si smetterà di fare televisione nella vita reale di tutti i giorni? quando si troverà il coraggio, la disponibilità di mostrare l'anima a chiunque ci venga incontro?
Quando si sente parlare di violenza, ci si indigna e ci si vergogna di appartenere al genere 'umano'. Così tanto ingegno ed intelligenza, eppure tanta perversione e insensatezza. Se poi si ascoltano storie di violenze su bambini, allora viene meno tanta speranza, perchè non si riesce più a capire se sia il male a vincere più spesso o se il poco bene serva a qualcosa. E scoprire che la pedofilia sia cosa così diffusa è davvero sconvolgente. Quanta gente malata, disturbata, pervertita abita il nostro Paese?
Io non so davvero se chi ci circonda nasconda dietro di se un orco, so soltanto che la paura e il sospetto dell'altro iniziano a farsi sentire. Quanta violenza c'è...ed io in questo momento non riesco a sperare in un futuro degno della parola 'umanità' se non pensando a pochi.
A volte mi chiedo se l'affrontare dei problemi attuali su questo blog sia cosa inutile o solo oggetto di noia per i lettori passanti: in fondo non ritengo la mia opinione così importante da meritare attenzione. Tuttavia proprio l'aspetto divulgativo di certe mie segnalazioni credo mi abbiano spinto (e mi spingano ancora) ad affrontare tematiche sociali e culturali spesso scomode al menefreghismo generale. Del resto questo non è solo il blog personale di Luca Frudà, ma un sito in cui un uomo espone parte di ciò che è e sente e vede. Mi si perdonerà, spero, questa mia tendenza sociale e il tentativo a volte inadeguato per spazi ed incapacità di affrontare certe questioni. Questo è un blog umano, hic omnia humanitas est.